Tre nuovi presbiteri per la Chiesa di Padova
Sono Tommaso Bolognesi, Filippo Friso e Marco Scagnellato i tre nuovi presbiteri che il vescovo Claudio ordinerà nella domenica di Pentecoste.
(Andrea Canton;
La Difesa; venerdì 22 maggio 2026)
Scrive papa Leone, rivolgendosi ai giovani che stavano per ricevere l’ordinazione presbiterale:
«Voi siete un canale, non un filtro».
Con questa immagine il papa intende dire che il presbitero non è chiamato a distanziarsi o isolarsi dalle persone del nostro tempo, ma a creare contatti, aprire vie di comunicazione, inaugurare esperienze di comunione: unione tra le persone e comunione con il Signore Gesù.
Forse il papa ha utilizzato questa immagine proprio perché i presbiteri non siano di ostacolo, ma di aiuto nel rapporto con il Signore e nelle relazioni fraterne all’interno delle comunità.
I presbiteri hanno infatti il compito di custodire e promuovere il “noi” della fede: quella dimensione comunitaria dell’esperienza cristiana che, pur essendo una scelta personale, non può mai diventare un fatto solamente individuale.
In questo senso, i presbiteri sono chiamati a edificare le comunità cristiane, che vivono dell’incontro con il Signore, dell’ascolto del Vangelo e della celebrazione dei sacramenti, nei quali Cristo continua a rendersi presente e a prendersi cura della sua Chiesa.
Il Risorto continua ancora oggi la sua opera attraverso il ministero ordinato e attraverso tutti i servizi e i carismi che suscita nelle comunità. Potremmo dire che Gesù continua le sue cure amorevoli per la Chiesa di Padova anche attraverso il dono di don Tommaso, don Filippo e don Marco.
Marco Scagnellato
(Padova – Camin, 29 anni)
Alla domanda su quando abbia pensato per la prima volta di poter diventare prete, racconta:
«Non riuscirei a definirlo con una data. È stato un periodo in cui sentivo la difficoltà nel pensarmi felice. Dopo i primi studi universitari, ho voluto farmi la domanda: “Ma tu, Marco, dove ti senti felice? Cosa vuoi fare da grande?”. E poi piano piano si è inserita la domanda: “Cosa Dio vuole dalla mia vita?”. Da lì è iniziato il percorso alla ricerca di questa cosa che potesse rendermi felice. Finché non ho incontrato Dio, ho iniziato a conoscerlo sempre più e a chiedermi: “Ma perché non prete diocesano?”».
Filippo Friso
(Padova – Cattedrale, 27 anni)
Riguardo al suo futuro ministero in un tempo in cui crescono i ministeri battesimali, dice:
«Mi sento sereno, perché c’è già un sottobosco di bene nelle nostre comunità. Si tratta di riconoscerlo, valorizzarlo, cercare un linguaggio comune. Il bene mi precede, e io tenterò di collaborare perché possa crescere. Non possiamo essere attendisti, siamo in prima linea per remare tutti nella stessa direzione, ricercando l’unità di Cristo».
Tommaso Bolognesi
(Padova – Santissima Trinità, 31 anni)
Alla domanda su come si immagini tra venti o trent’anni nel ministero sacerdotale, risponde:
«Mi vedo ancora sereno: spero che le radici piantate in questi anni siano la capacità di attingere a qualcosa di solido, a una relazione vera con il Signore. E di pormi in gioco con tutte le sfide, con tutta la mia personalità, mettendola a disposizione di una Chiesa che nei suoi ministeri si fa anche carismi, al servizio di un’unica Chiesa».
E aggiunge:
«Disponibile. Spero di non perdere mai questa disponibilità all’ascolto delle persone e della volontà del Signore».
L’augurio che possiamo rivolgere a questi nuovi presbiteri, riprendendo le parole del papa, è che non facciano mai “da filtro” o da ostacolo, ma che tutti coloro che li incontreranno possano riconoscere, attraverso di loro, la presenza dello stesso Signore Gesù, che continua con saggezza e pazienza a edificare la sua Chiesa.